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La Maremma Toscana di George Dennis (1848) |
(...omissis) Essi non sanno che la maremma è un territorio assai bello e pittoresco, di una bellezza peculiare e selvaggia, è vero, come quella di una ragazza indiana, ma che tuttavia attrae con il suo barbaro rigoglio senza artifici, e che offre abbondante materiale al pennello dell'artista ed alla fantasia del poeta. Non pensano che la maremma è malsana solamente in estate, che da ottobre a maggio è libera dalle esalazioni mortifere come ogni altra parte d'Italia e può essere visitata e esplorata senza nessun pericolo. A malapena ricordano che questa regione possiede molte località di interesse classico e ignorano che ha strade eccellenti, che i mezzi di trasporto pubblici la collegano a Siena, Firenze e Livorno e che la possibilità di alloggio sono buone, come si possono trovare lungo la maggior parte delle strada secondarie della penisola italiana.
Ricordo molto bene la prima visita in Maremma più di trenta anni fa.
(....omissis) Se un passaggio si apriva tra i densi cespugli dalle due parti, si trattava di un sentiero tracciato dagli animali selvatici del bosco. Sembrava che il dominio dell'uomo fosse del tutto escluso. Il cinghiale, il capriolo, il bufalo avevano l'indisturbato potere della foresta. Furono i boschi e l'ampia selvaggia solitudine di questa Maremma che stimolarono la fantasia di Dante quando descrisse il bosco infernale, abitato dalle anime dei suicidi:
Un bosco
che da nessun sentiero era segnato.
Non frondi verdi, ma di coloro fosco;
Non rami schietti, ma nodosi e 'nvolti;
Non pomi v'eran, stecchi con tosco.
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(....omissis) Durante la stagione fresca le strade presentano un bel viavai di viaggiatori;
operai che andavano a lavoro e numerosi venditori ambulanti, davvero indispensabile in una regione che produce soltanto pesce, carne, carbone e legna da ardere. Ma la popolazione è temporanea e nomade, formata da boscaioli, lavoratori agricoli, pastori e gente che accudisce alle necessità dei primi. Questi coloni (a rigor di termine, questo è il loro preciso appellativo) provengono da zone lontane del Ducato, in massima parte da Pistoia, e dai distretti settentrionali, scendono in questi bassipiani in autunno, per tagliare legna e fare carbone, i compiti principali del lavoratore maremmano. A maggio, quando iniziano i caldi estivi, la maggior parte di costoro emigra nei monti vicini, o ritorna alle loro case: solamente alcuni indugiano per quattro-cinque settimane, appena il tempo per attendere il magro raccolto, dove ci sia, e poi si salvi chi può! Tutti fuggono. Nessuno rimane in questa atmosfera mortifera che può arrivare addosso in ogni modo strisciando - anche gli uccelli e persino le mosce- , come dicono i toscani con il loro linguaggio enfatico, abbandonano il deserto colpito dal flagello.
Follonica, che d'inverno conta due/trecento abitanti, durante i mesi della canicola, conserva appena una mezza dozzina di anime, oltre agli uomini della guardia costiera condannati a morire ai loro posti.
(....omissis) Il proverbio dice che In Maremma s'arricchisce in un anno, e si muore in sei mesi.
Le peculiari condizioni della Maremma sono diventate sul luogo una scusa universale per ogni difetto che riguardi la qualità, o la mano d'opera. Uno si lamenta del cibo o dell'alloggio. Il mio albergatore scuote le spalle e dice "ma cosa vuole signore? siamo in Maremma".Un fabbro malaccorto per poco non mi azzoppava il cavallo che avevo preso in affitto e alle mie rimostranza disse:" Casa vuole signore? è roba di Maremma". "Roba di Maremma" è una proverbiale espressione di inferiorità. In queste regioni meno importanti d'Italia, in verità, sono stimate appena degne di un posto nella geografia della Toscana. "Nel mondo o in Maremma" è stato per secoli un detto corrente.
(....omissis) Questo è il quadro che tracciai nel 1844. Da quella data la regione tra Follonica e Cecina è così migliorata che è difficile riconoscerla.
La boscaglia paludosa è stata mutata in campi di grano, e sebbene la malaria regni ancora nella stagione calda, la sua influenza è diminuita grazie alle coltivazioni ed al drenaggio del terreno.
(....omissis) Un viaggiatore moderno si lamenta di essere stato circondato dalla folla e seguito attraverso le strade, come succede agli orsi e alle scimmie da parte dei ragazzi, e descrive la locanda come la peggiore che potesse esistere. A me non è capitato di venire scambiato per l'uno e l'altro, di questi animali e inoltre potei trovare nella locanda di Giovanni Dini una grande attenzione e cortesia, e tanto conforto, quanto ci si può aspettare in una cittadina di provincia, fuori dalle grandi strade e dove non capita spesso di studiare gusti e desideri dei forestieri.
(....omissis) Quanto deliziosa a volte l'ignoranza! Quanto incanto toglie alle cose la conoscenza! Guardate quanti boschi variegati e vigorosi, questi laghi che sorridono ai vostri piedi:ammirateli, godetene - ignorate - non pensate che per metà dell'anno esalano i miasmi più putridi della terra, e ammorbano di peste l'aria. Il castello laggiù sul promontorio sia per voi un oggetto pittoresco, messo lì solo per aggiungere bellezza alla scena.
(....omissis) Da Follonica a Grosseto per ferrovia ci sono 42 Km. Vi è anche un sentiero lungo la costa, che conduce direttamente a Castiglione della Pescaia, lasciando sulla destra la torre di Troia ( oggi Punta Ala n.d.s.), il porto Traianus degli antichi. La ferrovia lascia la costa a Follonica e corre per metà del percorso attraverso una lunga valle desolata, tra alture coperte di vegetazione selvaggia, su cui stanno a destra Scarlino, Gavorano, Caldana e Giuncarico. Ai piedi delle alture, sotto Gavorrano, si trova la stazione di Potassa, con la sua locanda a 14 Km. da Follonica. Oltre Giuncarico il paesaggio migliora e Colonna di Buriano (oggi Vetulonia n.d.s) sopra un altura boscosa, 5 km. sulla destra, è visione pittoresca nel panorama. Alcuni hanno pensato che questa località sia la colonia vicino alla quale nell'anno 529 di Roma (225 a.C), ebbe luogo la grande sconfitta dei Galli, chiamata comunemente la battaglia di Talamone.
A Lupo, una misera bettola e una vera tana da lupi, si esce dalla valle e ci si affaccio in una vasta landa, o meglio una distesa acquitrinosa, senza alberi e senza una casa, chiamato lago di Castiglione, il Lagus Prelius o Aprilis degli antichi che dà corpo a tutte le peggiori idee sulla Maremma, sulle sue putride marcite e il suo panorama desolato. La ferrovia compie un ampio giro sull'orlo della palude, attraverso la valle del Bruna, dove molti villaggi occhieggiano dalle colline lontane. Il più lontano è Montepescali, con tre torri su un'altura densa di olivi a 3 Km. dalla stazione. Qui la linea si divide e un ramo arriva, correndo all'interno, su per la valle dell'Orcia a Montalcino e Siena.
Grosseto, la capitale della Maremma Toscana si trova proprio al centro della pianura. Ha 5000 abitanti e una popolazione quasi doppia in inverno. Al confronto con le città e i villaggi dei dintorni sembra quasi un oasi di civiltà: infatti possiede un aspetto lindo e pulito, giardini sui bastioni, una piccola e graziosa cattedrale, pallido riflesso delle meraviglie di Siena, un teatro e una locanda, La stella D'Italia, i cui pregi non posso esprimere meglio che col dire che è una delle migliori tra Pisa e Roma. Il padrone, il Signor Civinini, è il successore della vedova Palandri, un tempo conosciuta in lungo e in largo per tutta la Maremma, non solo per l'eccellenza dell'alloggio, ma per il vanto di aver vissuto da ragazza, moglie e da vedova per più di sessant'anni a Grosseto, d'estate come d'inverno sempre in buona salute: un monumento vivente alla capacità di adattamento della costituzione umana e delle sue possibilità di resistere alle più nocive influenze della natura. Infatti Grosseto, sebbene protetta dagli assalti da poderose fortificazioni, non ha difesa contro i subdoli attacchi delle febbri palustri che l'affliggono d'estate, e il detto Grosseto ingrossa non è un semplice gioco di parole, e neppure deve essere preso in senso ironico, ma è un riferimento preciso all'effetto idropico e al gonfiore causato dalle febbri ricorrenti. Grosseto ha scarso interesse per l'archeologo, se si esclude il museo e la vicinanza dell'antica città Rusellae, che si trova 8 km. a nord, vicino alla carrozzabile per Siena.
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